A volte è strano. Ci sono viaggi che fai sovrappensiero, tanto sovrappensiero che rientrano in una sorta di automatismo per cui scordi anche di farli. Tipo “casa-lavoro” (lavoro è ovviamente una array che può contenere molti valori ;) ). E viaggi che ti stupiscono, anche se han tutte le carte per non farlo.

Qualcuno mi ha detto, quasi fosse una premonizione “non è importante la destinazione, è importante il viaggio” e per tutta risposta gli avevo detto che “sì, e per me il viaggio iniziava a Milano e finiva a Milano”.
Ordunque, Perugia. Quella giusta dimensione di tranquillità e vita sociale che rasenta la perfezione, quantomeno per i miei canoni. Inutile ora star qui a sciorinarvi palazzi e piazze, perchè era l’atmosfera quella che ha colpito il bersaglio. E poi… giù fino a Lecce.
Salento, casa mia.

Strano come un posto che in realtà dovrebbe rilassarti, invece ti affatichi, perchè forse per la prima volta predi coscienza e ti rendi conto che ci sono dinamiche così antiche che tendi a viverle come normali e che, per questo, ti plasmano in un determinato modo. Ma, come diceva qualcun altro “l’essenziale è invisibile agli occhi”, e soprattutto gli occhi vedono sempre diversamente, e per questo le dinamiche sfuggono.
Così una cosa che per te è normale, per qualcun altro non lo è. Una cosa che per te è importante, qualcuno invece la vede come profondamente banale: il discrimine sta nel come si vivono certe cose, nell’accumulo di esperienze e negli occhi che vedono diversamente.
Il problema fondamentale dunque diventa la banalizzazione: perchè una cosa per me può essere banale, ma l’effetto è come quello di una farfalla che batte le ali qui e causa un tifone a Pechino. Quel che sta in mezzo non possiamo saperlo, e a volte non vogliamo neanche vederlo. Solo quando ti rendi conto, per la prima volta, di questo discrimine, i tasselli vanno a posto. Ed è qualcosa che ti affatica, perchè quelle dinamiche sono così radicate che ora non riesci a ignorarle e si fanno sentire ancor di più, e quindi trovare il giusto equilibrio tra il buonsenso e la tua posizione diventa faticoso, a volte non ce la fai neanche.  Perchè nessuno di noi è perfetto. Nessuno. E soprattutto nessuno è onnisciente, e aver la pretesa di esserlo è come esser ancor più ciechi. Ci vorrebbe Socrate.

Però poi c’è lui, e come diceva qualcun altro ancora, lui è “lungo, lento e furbo che mi guida”. Perdercisi era come una piccola morte, rendeva solubili i pensieri, li portava via onda dopo onda…. Un piccolo materassino a cui aggrapparsi (ci vuole una certezza nella vita!), e poi lasciarsi sollevare dall’acqua, sospesa, come se non esistesse niente altro che l’acqua, il vento e il sole. In bilico, occhi chiusi, perchè è solo così che le sensazioni scorrono veloci e riesci a sentire davvero la bellezza delle carezze dell’acqua e del vento.

Ci sono anche loro. Solo chi ha vissuto un dolore e una sofferenza, del tutto innocentemente, sa quale sia l’importanza di una carezza, di una coccola data per amor di darla e non per una sorta di “egoismo”. Sa cosa vuol dire “prendersi cura”. E da entrambi i lati vedere che c’è questa corrispondenza è qualcosa che apre il cuore. E certe cose non vanno più via… Ma è sempre questione del discrimine dell’occhio che guarda.

Ed infine… Stefano. L’emblema del fare le cose con amor di farle, per quanto dure possano essere, per quanto difficili possano risultare le situazioni, l’impegno e la cura dei particolari trasmette tutto l’amore e la particolarità di una persona. E se su 15 giorni circa, siamo tornati da lui ben tre volte, beh…. il perchè c’è.
A proposito. Se vi trovate a passare per il Salento, andate a Santa Cesarea Terme, alla trattoria La Bettola (proprio di fronte alle Terme, sul lungomare) e fatevi servire da Stefano. Ogni cosa prenderà un sapore in più, quello della cura.

Ecco. Queste sono le vacanze per come le ho vissute, per cosa i miei occhi hanno visto e sentito, questo è stato il mio “viaggio”. Se cercate luoghi e spiagge, andate sul mio flickr.

Entrare nella sede del Corriere della Sera è come entrare in un tempio, scalzi. Cammini piano piano, per paura di far rumore, e ti guardi attorno estasiata: silenzio religioso (colpa di agosto) ma percepisci un movimento etereo. E’ la storia che ti sfiora, e da attualità diventa Storia. Così ritrovi Maria Grazia Cutuli e Indro Montanelli a scrutarti. E questa sensazione la ritrovi anche nella struttura, un misto ben delineato di moderno e antico, ma con quel dinamismo che ti fa trovare anche le frasi di Chuck Norris in quel tempio…
Ma quando ne esci, senti ancora quei due sguardi addosso…

PS: poi l’sms non l’ho più inviato, visto che era diventato un post ;)

Sono nervosa. Tra poco dovrò andare a fare due colloqui, il primo dei quali è quello in cui spero di più. Speriamo, speriamo davvero bene… Sono nervosa come se fosse un esame… ed in fondo lo è, solo che qui sei in gioco anche senza parlare.

Però…

Poco fa ho visto una coccinella, speriamo che mi porti fortuna!

A volte basta una canzone per farti tornar a sorridere…

… senza motivo.

E’ di questo che avrei voglia ora. Seduta sulla spiaggia, al mare, di notte. Il venticello fresco, il rumore del mare, la sabbia fresca, una felpina e la luna a rischiarare un po’ l’oscurità. Da sola, o in ottima compagnia con cui parlare, o con cui tacere.
Il posto perfetto in questo momento.

Stasera, prima di uscire, ho guardato i miei capelli. Sono lunghi, neri e ricci, tanto ricci. All’attaccatura nascono lisci e lo son per un pochino… poi cambiano e diventano una lunga cascata riccia, nera.

PS: che poi non ho ancora capito quanto vivono le farfalle, nè quale sia la loro percezione del tempo. Lo scoprirò.

La farfalla era lì… nel suo angolino e guardava fuori, quella tempesta e voleva capire cosa fossero quelle nuvole scure. Poi d’un tratto ha sentito l’aria fresca e frizzantina e ha guardato su: la mano aveva sollevato il barattolino di vetro, e le aveva porto un dito.
Non le pareva vero… timidamente è salita, con le sue fragili zampette, e ha guardato. Si… era il momento di darsi da fare! E così ha spiccato il volo, si è librata un po’, timorosa, finchè non ha sbattuto contro un altro vetro…
Ha provato un po’, ci sbatteva contro, e poi si è rannicchiata… solo un breve volo… e invece…
Invece quella finestra poi si è aperta, e lei ha potuto volare. Si, li vedeva quegli occhi e lei intanto scrutava quelle nubi nere, così dense, così spaventevoli. Ma a lei non facevano paura, perchè da farfalla quale era stava adempiendo al suo compito: far vedere lo sfrugugliare delle proprie ali, e ottenere quel sorriso.
Finchè non ci è riuscita. E così è diventata forte e sicura, e svolazzava per quel sorriso che rendeva merito al suo essere farfalla.
Era nata farfalla, e quello doveva fare. Quando il suo uovo si era schiuso era nata bruco, di un verde brillante, e poi un giorno qualcosa è cambiato. E si è richiusa in un bozzolo, qualcosa in lei stava cambiando, ma non capiva cosa, ed era spaventata. Poi il bozzolo si è rotto, e ne è uscita. Una sensazione strana, e ha spiegato quelle ali. Cos’erano? non lo sapeva, e le pareva strano muoversi. Infatti non ha subito volato…
Ma poi… d’istinto le ha sbattute e ha scoperto cosa poteva fare. Finchè un giorno ha scoperto che quelle ali avevano un effetto quasi magico: quando volava c’era un sorriso che sbocciava, e questo la faceva stare bene. Così aveva deciso: dedicare le sue ali a quel sorriso, perchè questo la faceva stare bene e questo era il suo motivo d’esistere. Suvvia, poteva nascere mille altre cose: pavone, talpa, criceto, gatto, furetto o qualunque strano animale. E invece era una farfalla.
Ed ora era lì, e vedeva quelle nubi scure. Non aveva paura, perchè erano scure come quando era nel bozzolo, e sapeva che qualcosa stava cambiando. Bisognava capire come, ma come quando lei poi aveva finalmente spiegato le ali e aveva iniziato a volare, così bisognava prendere coscienza e capire che forma avessero le nuove ali. Ovviamente prima bisognava aspettare che il bozzolo facesse il suo percorso di maturazione.
Per questo lei era lì. Per ricordare che è una farfalla, ma prima non lo era.

La questione è questa: una farfalla racchiusa in un vasetto di vetro.
Lei sa come ci è finita, e vorrebbe rompere quel vasetto di vetro, perchè forse quella farfalla in qualche modo potrebbe avere ancora la sua utilità. Il suo volo potrebbe ancora far sorridere qualcuno, anche se fuori c’è la bufera.
E diciamocelo: alla farfalla non frega niente della bufera, lei vuole volare, perchè ama quei sorrisi e non le importa se sotto la pioggia le sue ali leggere possono bagnarsi e spezzarsi: è una farfalla tosta, e si riprenderà.
E sa pure che quel vasetto di vetro, che non le fa sapere, non è stato messo per cattiveria o che: soltanto non vogliono che le sue ali si sporchino.
Ma la farfalla è fatta così: vuole volare, vuole vedere, vuole sapere, perchè se no che senso ha essere una farfalla se nessuno può gioire delle tue ali?

Ed eccoci giunti alla fase finale. La Premiazione. Ce l’abbiamo fatta, tra problemi di votazione e Polldaddy che ha deciso di andare in manutenzione giusto giusto e metà! Sgrunt!
Ma abbiamo il vincitore!

Contro ogni previsione ( :D ) ha vinto …. rullo di tamburi…. ALBO!!!

10. Albo
La giornata per Grillsom non era cominciata bene e un nuovo caso lo attendeva: il povero Abraham C. Oleottero giaceva zampe all’aria, senza il benchè minimo indizio intorno al suo cadavere. E i suoi ragazzi non stavano facendo per niente bene il loro lavoro. Avrebbe dovuto chiamare subito quelli della Scientifica con il Luccioluminol…

Albo riceverà il libro e la foto che nei prossimi provvederò a scegliere e spedire al suo domicilio.

E ora giungiamo alla Menzione d’Onore. Mi avete dato filo da torcere, siete stati tutti bravissimi, ognuno con uno stile particolare… Son stata nella indecisione più totale fino all’ultimo.
Ma alla fine la scelta è stata fatta.
Per la sua capacità e soprattutto l’idea di rendere la perfetta unione tra parole e testo il tema stesso dell’elaborato, vince la Menzione d’onore… MOLENGAI!
Ecco il premio che avevo promesso, fatto con le mie manine:

E ora un regalino per tutti i partecipanti al concorso. Un opuscolo che raccoglie le vostre creazioni una mia postfazione. Spero vi piaccia e spero di non suscitare troppo le vostre ire quando proverete a comporlo.

ISTRUZIONI DI STAMPA: dovete stampare le pagine fronte-retro e poi una volta messe tutte assieme le pagine, piegate tutto il mazzetto a metà e avrete l’opuscolo.

Complimenti ancora a tutti: siete stati bravissimi. Un bacio!

Ed eccoci giunti al secondo passo del concorso. La votazione. Ecco di seguito tutti gli elaborati ricevuti, in ordine di arrivo. Il form per votare è alla fine. Mi raccomando, vinca il migliore!!!

1. Orsella
Dai capo, oggi lasciami stare che c’ho la testa fra le nuvole

2. Molengai
una foto ed un testo
immagini e parole che si legano e si fondono
in pratica la storia della mia famiglia
sono figlio di un serigrafo che ha fatto il liceo artistico e che
viveva di immagini
e di una madre laureata in filosofia proveniente dal liceo classico
che ha nella parola la sua forza ed ha sempre una buona parola per tutti
io ho preso più da mia madre e vivo più di parole che di immagini, ma
crescendo sto imparando il valore dell’immagine
però per questo contest sono partito alla rovescia, prima il testo
poi l’immagine
e come foto non potevo che scegliere questa
la mia mano sopra un foglio bianco pronta a tracciare un segno
che poi si metta a scrivere o disegnare poco importa
son due cose imparate dai miei genitori e per questo belle e
importanti per me

3. Simple
ed è che a volte la musica la ballo dentro. Inizia come un vento lieve che diventa turbolenza fino ad esaurirsi
e c’è una sorta di magia, di magnetismo al quale è inutile tentare di resistere
e la musica non la so canticchiare e la danza non la so riprodurre, e la magia non la so spiegare e l’attrazione non la so descrivere

sono soltanto mie

4. Tascabile
Parcheggio rosa

Qualche settimana fa ho visto per la prima volta questo cartello. Per carità, è lodevole che il comune di Salsomaggiore (e immagino molti altri) si preoccupi per la sicurezza delle donne, ma, c’è un ma.
Perché tra i parcheggi “dedicati” mi vengono in mente quelli di carico e scarico, quelli per i residenti, e quelli per gli handicappati. Dunque, cosa siamo, una specie di categoria di diversamente abili?
Perché i comuni non ci rilasciano anche un tesserino con la figurina stilizzata della donna tipo icona dei wc, rigorosamente rosa, con la frase “sono donna, non fatemi del male”?
Già le quote rosa mi suonavano come un insulto, perché mi sembra di far parte di una categoria protetta; questa del parcheggio rosa mi pare proprio una presa per i fondelli. Perché mica ci preoccupiamo di fare in modo che le città siano più vivibili, per tutti, donne e uomini. No, facciamo dilagare la violenza per le strade, salvo poi trattare la donna come specie protetta da salvaguardare.
Mi aspetto parchi rosa con maniaci cortesi, luoghi di lavoro rosa in cui datori di lavoro cortesi non facciano apprezzamenti sul mio aspetto, bar rosa in cui clienti cortesi non mi guardino il culo e altre svariate aree protette in cui la mia sicurezza sarà garantita dalla cortesia degli uomini.

5. Fermat
Protetto da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinato, animale fintamente indolente, risolutamente solitario e terribilmente elegante

6. Ninphe Sélène
Nella prossima vita mi vorrei reincarnare in un gatto. Perché ha una bella vita legata a delle piccole cose: una ciotola di mangiare, acqua fresca, un comodo giaciglio, il sole che ti scalda durante un pisolo e degli umani che ti riempiono di amore. Cosa chiedere di più?

7. Anonimia
Un istante. Un attimo. Un secondo. Tutto passa, tutto scorre via. I pensieri che girano per la testa…troppi…veloci. Un altro istante è passato. Un altro secondo è passato. Un’altra goccia è caduta. Decisioni da prendere, azioni da eseguire…ma alle volte ti fermi troppo e così passa un altro attimo, un altro secondo, un’altra goccia cade. Sei rimasto fermo…hai perso. Hai perso quell’attimo, quel secondo, quella goccia. Cerchi di recuperare, provi ad andare più veloce di loro…ma commetti errori. Errori ancor più gravi dello stare fermo a pensare, ad aspettare, a guardare. Non torneranno indietro, mai più. Nel frattempo altri attimi sono passati, altri secondi sono trascorsi, altre gocce sono cadute…e anche questi sono persi. Persi perchè passati senza aver dato loro peso. Il giusto peso. Così i pensieri aumentano, i secondi diventano troppi, le gocce rischiano di farti affogare. Sei tu, solo, contro di loro. Una battaglia dura, difficile ma non impossibile. Non aspettare. Agisci. Carpe diem.

8. Garou
for (i=0; i<∞; i++){
toBeBorn( );
toLive( );
toDie( );
}

9. Loscrutatore
La storia che vi vado a raccontare è solo una delle innumerevoli storie che Napoli ci può offrire. Fra le tante facce di questa città, ne esiste pure una che riguarda quella sottile linea tra la realtà e la fantasia. Dovete sapere che nelle profondità della città, fra le cave di tufo e i rifugi antiaerei, ci sono anche caverne dove il sangue si congela nelle vene. Cumuli di teschi dei tempi passati, di povera gente che moriva per la strada, e che qui tutti sono stati posati. Altari di tibie e ossa lunghe a memoria degli orrori che si diffusero per la città tutta. Tra le tante capuzelle che qui sono conservate in piccole edicole, una in particolare suscita più di tutte paura e timore. La capuzella del Capitano, così viene ricordata.
La storia riguarda due fidanzatini: un giorno mentre la ragazza, devota al culto delle anime del Purgatorio, sta compiendo con il teschio del Capitano, il suo pio ufficio, il giovane, che invece è scettico, infila un bastone nel cavo dell’occhio del teschio, dicendogli per scherno:
“Se veramente esisti, t’invito al mio matrimonio”.
Quando arrivò il giorno delle nozze, durante il grandioso ricevimento, in mezzo a tutti gli invitati si presentò uno strano individuo vestito come un’ufficiale che cominciò a infastidire tutti gli invitati. Lo sposo, scoprendolo, lo invitò ad andarsene, al che disse:
“Ma come? Eppure sei tu che mi hai invitato”.
Dette queste parole, l’uomo si tolse il cappello e il pesante completo, rivelando il suo orribile aspetto, uno scheletro. A quella vista i due giovani sposini morirono fulminati dal terrore, mentre l’ospite si dissolse nel nulla. Da allora entrambi vivono insieme al capitano nella stessa teca.

10. Albo
La giornata per Grillsom non era cominciata bene e un nuovo caso lo attendeva: il povero Abraham C. Oleottero giaceva zampe all’aria, senza il benchè minimo indizio intorno al suo cadavere. E i suoi ragazzi non stavano facendo per niente bene il loro lavoro. Avrebbe dovuto chiamare subito quelli della Scientifica con il Luccioluminol…

11. Miss Soul Free
SCARPATETTI, uno dei più suggestivi angoli di Sondrio, che nel corso degli anni e delle trasformazioni che la cittadina ha subito, è riuscito a custodire il suo fascino di antico rione, la strada lastricata a porfido, le case in pietra che si affacciano su corti interne e giardini segreti, balconi fioriti. Una via forse un po’ anomala, immersa nel centro storico e rinomata a tutta la popolazione che la sceglie come percorso privilegiato: per raggiungere il posto di lavoro, per andare in centro o anche solo per una passeggiata.
E c’è infine chi la vive quotidianamente con semplicità, intensamente, tra le arcate ed i passaggi ed è come vivessero un’altra città, un’altra Sondrio, passata, definita,
E’ una strada dove si può incontrare in cima verso via Capitanei di Masegra, al grande lavatoio le anziane che ancora si riuniscono a parlare.
Una parte di città che ha mantenuto intatta la sua bellezza semplice e dove anche l’arte è quasi un fatto quotidiano più che straordinario.

12. ‘Etta
Sempre in ritardo, sedili sporchi, porte bloccate, aria condizionata guasta. E la gente è sempre più stanca e stressata.
Dorme, legge, discute. I due a fianco a me non la smettono di parlare e io, come altri, cerco di isolarmi.
Soltanto un bambino tedesco ci riesce, rapito dalla velocità.

13. Luckytto
Anche loro hanno i propri pensieri, soffrono e festeggiano insieme a noi.
Se stai pensando anche tu di regalare o avere un animale, pensaci bene.
Tanti, convinti di aver comprato un peluche, lo vedono crescere e lo abbandonano. I peluche non muoiono. Loro SI.

14. Fraaaa
Credere nell’amore non necessariamente implica il rapporto tra due persone. C’è anche l’amore per le piccole cose, per l’arte, per i film, per lo shopping, per i sorrisi, per le scarpe, per le coccole, per gli accessori, per i piccoli momenti di felicità.
E poi non è detto che una riesca a dire “ti amo” agli altri…Dovrebbe forse essere una tragedia?!
Porto a spasso le mie scarpe ed esco a fare quattro passi. Forse perché anch’io ancora sogno il grande amore. L’importante è non uscire in tuta.

15. Crossedhead a.k.a. Mister X
E’ vuoto ma leggero, il tuo carpo in sogno ti ricordi dell’incubo, ma voli e ridi . Ancora domani ricadrai, ma ora non ricordare in questa notte di stelle…
Ritorna ancora l’ondata di dolore, dopo il buio del sonno. E la sofferenza affretta il triste giungere del mio autunno. Con te forse non sarà così triste questa lunga notte, ma ora che è finito il tormento si è fatto mattino. Vento dolce…

E ora… largo alla votazione!

Il vincitore è …
( surveys)

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