Era tornata a casa con un sorriso che mai le avevo visto, e sì che era anche difficile: quello che più mi piace di lei è il suo sorriso, sempre pronto a sdrammatizzare qualsiasi situazione.
Era radiosa, e così quando ha detto “devo dirvi una cosa” è stato praticamente automatico chiedere “sei incinta?” e alla risposta “no, un’altra cosa” non c’era bisogno di alcuna altra parola.
Un abbraccio immediato, e tra le braccia la sentivo emozionata e tremante come quando sai che stai finalmente imboccando la strada che tanto avevi desiderato ma di cui hai paura: una paura felice. Che stupida che sono, ieri sera ridevo e scherzavo come se mi avesse detto che aveva vinto alla bocciofila, e ora che scrivo queste cose mi viene il magone. Stupido shock emotivo, che mi porta ad assimilare le gioie e i dolori sempre dopo, in separata sede. Compagna di stanza con cui ho condiviso gioie, dolori e preoccupazioni dell’una e dell’altra parte come se fossero propri. E ora le preparerò l’addio al nubilato.